Cos’è la “Space economy”? 

Partiamo dal principio…

Durante l’intera storia dell’uomo, solamente 571 persone sono uscite dall’atmosfera terrestre ed entrati nello spazio.

Un’irrilevante parte se rapportata agli oltre 7.5 miliardi di abitanti del Pianeta.

Le missioni aerospaziali sono state da sempre portate avanti quasi esclusivamente da superpotenze economiche mondiali quali USA e URSS (che durante la guerra fredda ambivano al dominio spaziale) aventi le disponibilità di capitali da investire nella ricerca e riservate a persone adeguatamente formate ed addestrate.

A 62 anni dal primo uomo nell’atmosfera (lancio Sputnik 1 del 1957) ed a 50 dal primo uomo sulla Luna (Apollo 11 del 1969) le cose stanno per cambiare o forse, lo hanno già fatto.

Nel 2001 il miliardario Americano Dennis Tito ha pagato 20 milioni di dollari al governo di Mosca per un viaggio di una settimana.

Con il passare del tempo e con gli svariati problemi che colpiscono tutti i giorni qualsiasi paese del mondo, nonostante l’avanzata di credibili competitor come Europa e Cina i fondi destinati alla NASA e alla Roscosmos (l’ente spaziale Russo) scarseggiano favorendo l’avvento di aziende private nel settore.

Favorite infine dalla crescente digitalizzazione che ha ridotto i costi delle attrezzature.

Virgin Galactic, il braccio spaziale dell’imprenditore britannico Richard Branson, fondatore del Virgin Group (comprende oltre 400 società) e con un patrimonio stimato da Forbes di circa 5,2 miliardi di dollari, ha ottenuto dalla Federal Aviation Administration l’omologazione del suo Vss Unity il quale potrebbe portare i primi passeggeri entro la fine del 2019.

Già 700 persone hanno comprato il biglietto per quest’avventura alla modica cifra di 250mila dollari.

A differenza del caso di Tito questo sarebbe il primo viaggio spaziale per “turisti”, gestito appunto da privati.

L’obiettivo di Virgin è quello di offrire 500 posti all’anno.

Il Turismo spaziale, del quale Branson si fa quindi pioniere battendo sul tempo Jeff Bezos ed Elon Musk, arricchirà un mercato che solamente con i satelliti conta un giro d’affari di 268 miliardi di dollari sui 350 totali (appena l’80%).

Come abbiamo detto le cose stanno per cambiare e nel 2050 si prospetta una triplicazione del business superando perfino i 1000 miliardi secondo Morgan Stanley (banca d’affari con sede a New York).

I già citati Bezos e Musk, diversamente da Branson, momentaneamente non puntano al turismo, ma ai piani di banda larga satellitare.

Il braccio aerospaziale di Musk ha rilasciato in orbita 60 satelliti nel tentativo di costruire Starlink  (una rete di supporto per un servizio globale di connessione internet ad alta velocità).

Bezos in risposta, insieme alla sua Blue Origin ha intenzione di mettere in orbita 3236 satelliti con l’intenzione dichiarata di fornire una connettività efficiente a comunità poco o nulla servite.

La Banda larga rimane solo un punto di partenza però.

Personalità e ambizioni come quelle delle menti di Tesla e Amazon non si fermeranno alla mera connessione internet, la quale comunque rimane al momento il progetto più promettente.

Entrambi vorrebbero colonizzare Marte, Musk per rendere l’umanità una specie multi-planetaria data la necessità di nuove risorse ed i cambiamenti climatici in arrivo, Bezos per delocalizzare l’industria pesante fuori dal pianeta Terra.

La conquista dello spazio da parte delle imprese private è una grande rivoluzione, di cui stiamo vedendo soltanto l’inizio.

L’economia dei satelliti detiene e manterrà una buona fetta del totale grazie alla miniaturizzazione dei circuiti e dei costi ridotti.

Il turismo spaziale è in rampa di lancio.

La Banda larga economicamente è al momento il progetto più utile ed interessante.

La colonizzazione di Marte, rimane, al momento, lontano dal presente.


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