IL CASTELLO ECONOMICO DELL’NBA

La National Basketball Association (NBA) è la lega che comprende le squadre professionistiche di basket degli Stati Uniti d’America ed è considerato all’unanimità il livello più alto al quale un giocatore può ambire ad arrivare nel corso della sua carriera. Dimenticatevi della pallacanestro europea.

Anche con il calcio del vecchio continente il paragone tra fatturati ed introiti non è nemmeno da prendere in considerazione, il calcio ha un giro d’affari di due lire in confronto, anche se non è sempre stato così.

IL MERCATO NBA

La NBA ha da sempre cercato di costruire un ambiente economico e finanziario equilibrato con l’obiettivo di permettere a ogni team NBA di ambire al successo finale. Forte del sistema chiuso che la caratterizza ovverosia senza promozioni e retrocessioni (le 30 squadre che la compongono rimangono invariate) la lega trova i suoi pilastri nel salary cap, il free agent, trade e draft.

  • Il Salary Cap o Tetto Salariale è l’ammontare complessivo deglistipendi consentito per una franchigia (una squadra). È la stessa lega a darne comunicazione e varia di anno in anno, in base al cosiddetto Basketball related income, una proiezione sugli incassi della Nba, la cui voce principale riguarda i faraonici diritti tv venduti in tutto il mondo. Il salary cap Nba è flessibile: può essere sforato (di poco), altrimenti scattano la luxury tax (quest’anno fissata a 123 milioni) o la apron tax (oltre i 127 milioni ma è considerato il limite invalicabile). Queste multe vengono distribuite alle franchigie “virtuose”. Ma nella Nba esiste anche un limite minimo di spesa, attestato al 90% del salary cap. Chi non lo rispetta deve dividere il disavanzo ai 15 giocatori del roster (la lista dei giocatori che fanno parte di una squadra).
  • Trade: La Nba ha regolamentato gli scambi in modo tale che il valore del giocatore dipenda solo ed esclusivamente dallo stipendio che deve percepire ancora. Un giocatore può finire altrove se il residuo del contratto viene scambiato con un pacchetto di contratti del +/- 150%. Per aggirare questo vincolo, spesso due squadre ne trovano una terza per permettere il buon esito della trattativa.
  • Draft: Negli scambi possono essere inserite anche le scelte del draft, che si tiene ogni anno a fine stagione. In base al record tra partite vinte e perse (e con un meccanismo di estrazione chiamato Lottery) viene varato un ordine che permette alle ultime di chiamare per prime un giocatore e accaparrarsi quindi i migliori talenti.

MERCHANDISING

La stagione 2016/2017 è stata un’annata storica per l’NBA che ha segnato la fine di un’era durata 10 anni. Adidas e NBA hanno interrotto il loro rapporto. Il brand sportivo, infatti, ha dichiarato la sua intenzione di non prolungare il contratto di sponsor tecnico ufficiale in scadenza nel 2017, quale responsabile della linea di abbigliamento NBA e di buona parte del merchandising della lega. Una decisione inaspettata che ha colto i tifosi impreparati. Adidas e NBA erano legate da un contratto decennale del valore di 400 milioni di dollari che, però, apparentemente non è riuscito nel suo intento di migliorare la visibilità del marchio tedesco, cercando allo stesso tempo di gonfiare gli incassi della lega sportiva.

Dopo un breve periodo di riflessione, il commissioner NBA Adam Silver ha ufficialmente dichiarato la sua

intenzione di firmare un contratto con il marchio sportivo Nike, che legherà il brand statunitense alla NBA per 8 anni: “Nike porterà le divise NBA ad un nuovo livello […] Abbiamo un fantastico rapporto con Adidas […], ma, come mi ha riferito personalmente il CEO, Mark Parker, la pallacanestro è l’anima della Nike.”

I designer della Nike, inoltre, dopo aver ottenuto il consenso di Adam Silver e dei proprietari delle franchigie NBA, hanno optato per l’inserimento degli sponsor sulle nuove divise da gioco.

Una decisione che fa sicuramente discutere, ma che, come dichiarato dallo stesso commissioner NBA, è necessaria e porterà nelle casse della lega un bottino di quasi 100 milioni di dollari, in totale l’accordo tra NBA e Nike ha sfiorato il miliardo di dollari.

Insomma, cifre da capogiro che sono servite però, a rivoluzionare le strategie del marketing NBA e che hanno aiutato ad espandere la sua popolarità a livello internazionale.
Nike aveva già dimostrato il suo interesse ad investire nel basket negli ultimi decenni. Sono parecchi, infatti, i licei e i college che hanno accettato Nike come sponsor tecnico ufficiale, incluse prestigiose squadre collegiali come Duke, Kentucky, North Carolina, Michigan State, Florida e molte altre. Inoltre, Nike era già sponsor ufficiale della nazionale statunitense di pallacanestro, ma anche di altre 19 nazionali di basket. Come se non bastasse, il marchio statunitense si è aggiudicato anche la maggior parte delle superstar NBA a partire dagli anni ’90. Nike sponsorizza ufficialmente un totale di 125 giocatori NBA, tra cui spiccano LeBron James, Dirk Nowitzki, James Harden, Kevin Durant, Anthony Davis, Kobe Bryant e, ovviamente, His Airness, Michael Jordan.

SPONSOR

La National basketball association è la prima grande lega professionistica americana ad aver avviato in via sperimentale nella stagione 2017-2018, con un orizzonte temporale di 3 anni, la vendita di spazi pubblicitari sulle divise dei giocatori, pratica comune in Europa ma in precedenza assolutamente off limits nello sport Usa. I “patch deals” (letteralmente “accordi per la toppa”) consentono allo sponsor di piazzare il proprio marchio su piccole toppe quadrate di al massimo circa 6,3 centimetri di lato nella parte superiore sinistra delle divise, nell’ambito di accordi commerciali che ogni team è libero di personalizzare come crede.

L’obiettivo dell’NBA, con questa mossa, è stato naturalmente quello di garantirsi un nuovo flusso di ricavi, sfruttando la crescente popolarità della lega, e di stringere rapporti commerciali con nuove aziende prima estranee al business sportivo. Le aziende, d’altra parte, puntano a massimizzare il ritorno

sull’investimento rendendo i propri marchi più riconoscibili e sfruttando l’associazione positiva con squadre amate da larghe fette del proprio pubblico di riferimento. Secondo stime di mercato, i “patch deals” siglati dalle 30 squadre Nba valgono circa 160 milioni di dollari l’anno: una piccola porzione degli 1,12 miliardi fatti confluire dagli sponsor sulla Lega nella stagione 2017-2018 (+31% rispetto all’anno precedente), ma si tratta d’altra parte di un filone totalmente nuovo e con ampie prospettive. La cifra ricavata da ogni accordo va per il 50% ai giocatori, per il 25% alla squadra e per il restante 25% viene distribuita tra gli altri 29 team.

DIRITTI TV

Per quanto concerne i diritti tv si rimane su cifre altissime. Per trasmettere le partite del campionato professionistico americano ESPN e Turner dovranno sborsare la cifra record di 24 miliardi di dollari nei prossimi nove anni. In questo modo le due emittenti televisive, che attualmente pagano un totale di 930 milioni di dollari all’anno,  verseranno nelle casse della lega (e delle sue franchigie) circa 2,7 miliardi di dollari a stagione.

Facendo un paragone con il calcio italiano, il nuovo contratto tra Nba e tv americane,  che sarà valido fino al 2025, è di tre volte superiore a quello attuale, in scadenza nel 2016, e le sue cifre fanno impallidire persino i club del campionato nostrano, il secondo in Europa per ricavi derivanti dai diritti tv.

Nei prossimi tre anni Sky e Mediaset verseranno infatti nelle casse delle squadre di Serie A 2,8 miliardi di euro, circa 5,3 miliardi in meno (considerato il cambio) di quanto incasseranno nel prossimo triennio le franchigie Nba. Per avvicinarsi (per modo di dire) ai numeri della massima lega di basket americana bisogna scomodare l’inarrivabile, almeno nel Vecchio Continente, Premier League (campionato inglese),che dai diritti tv incassa 1,22 miliardi di euro a stagione, più di un miliardo in meno di quanto ha incassato l’Nba nel 2016.

    Non è lo sport più seguito nel mondo e nemmeno negli stessi USA, ma il basket statunitense continua a crescere. Lo rivela l’annuale Valuation ranking di Forbes, secondo cui la NBA è una delle leghe più ricche al mondo. Secondo Forbes le entrate totali della NBA hanno raggiunto 8 miliardi di dollari la scorsa stagione, facendo segnare un aumento dell’8,5%, e con 1,9 miliardi di valore medio per le sue 30 squadre, con una classifica che, eccetto rari casi, non rispecchia i risultati sportivi anche se, questi ultimi, rimangono in disparte.

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *